mercoledì 23 giugno 2010

Quel che resta del southern...

Nic Pizzolatto. Scritto con due «t». Segnatevi il nome. Ne vale davvero la pena. Di questo giovane scrittore di New Orleans, giunto al grande pubblico attraverso la frequenta- zione delle più prestigiose riviste letterarie statunitensi (la sua raccolta di racconti Between Here and the Yellow Sea, pubblicata nel 2006, è stata indicata da Poets & Writer’s Magazine tra i 5 migliori debutti dell’anno), la Mondadori ha dato da poco alle stampe questo strepitoso Galveston: un romanzo per il quale le – poche, a dirla tutta, e ci dispiace assai! – recensioni italiane hanno scomodato il nome di McCarthy forse un po’ a sproposito, perché la matrice southern di Pizzolatto pesca invece a piene mani nell'accanita contemplazione dell’umana miseria tanto cara a un Faulkner ma anche e soprattutto nello scandaglio del Male di un suo conterraneo di livello come James Lee Burke. Il libro infatti non solo è costellato degli stessi malavitosi di mezza tacca e dei rednecks beceri e letali che popolano le pagine del grande bardo della Louisiana, ma a rimarcarne la discendenza il protagonista della storia di Pizzolatto assume già nel secondo capitolo l’identità fittizia di John Robicheaux (un chiaro omaggio al cognome del detective ex-alcolizzato che ha fatto la fortuna di Burke). La vicenda s’impernia sulle avventure di Roy Cady, pregiudicato e “persuasore” al soldo della peggiore mafia di New Orleans. Il giorno in cui gli viene diagnosticata una malattia incurabile scampa a un tentativo di omicidio da parte dei suoi stessi compagni trovandosi costretto a fuggire insieme a una sconosciuta (e giovanissima) prostituta i cui segreti costituiscono una minaccia per la loro sopravvivenza. Ritrovandosi a proteggere la ragazza e una bambina di tre anni, dovrà compiere scelte difficili e tragiche le cui conseguenze si faranno sentire ancora dopo vent’anni. Galveston è una folgorante fiaba on the road che narra di personaggi malinconicamente alla deriva, risucchiati da destini senza futuro al confine con il Texas. Una storia (nerissima, e scritta da Dio - un plauso pertanto al traduttore Giuseppe Manuel Brescia) di gente che a costo di sforzi terribili cerca di affrancarsi da una solitudine disperata e senza fine. Pizzolatto ci accompagna nei meandri d'un universo ferocissimo ma al contempo profondamente umano, dove l’eterna lotta tra il bene e il male trova il giusto scenario in un paesaggio sublime e squallido costituito da paludi, 
raffinerie, bar intossicati dal fumo, motel sgangherati e l'indelebile meraviglia dell'oceano. Insomma, basta cianciare, andatevelo a compra’!

Galveston - Nic Pizzolatto (Strade Blu Mondadori)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao, Omar.

Sono contento che il libro ti sia piaciuto, visto anche che mi sembri un vero appassionato del genere e quindi il tuo parere pesa parecchio.

Sono contento di aver reso in qualche modo la "scrittura da Dio" di Pizzolatto, per usare le tue parole. Più lo scrittore ha talento, più il traduttore deve superare se stesso (non essendo egli stesso uno scrittore di talento).

Grazie anche della citazione, che noi traduttori invochiamo come doverosa ma che spesso e volentieri viene a mancare.

Ottima recensione. Teniamoci in contatto.

GMB

sartoris ha detto...

Grazie a te, Giuseppe.
(sul grande lavoro misconosciuto dei traduttori sono d'accordissimo, avrai anche notato il link tra gli amici al blog del bravo Luca Conti, che da anni collabora col suo operato a diffondere tanta buona scrittura di "genere“ tra quelli che - ad esempio il sottoscritto - non sono in grado di leggere interamente in lingua originale!)

continuate così:-)
cheers

Anonimo ha detto...

Ho appena terminato un'intervista a Nic, pure io gli ho chiesto di James Lee Burke...e la sua risposta mi ha sorpreso...prossimamente su Pegasus Descending...E grande Giuseppe, traduzione bomba!

Andrea

sartoris ha detto...

Grande Andrea! Aspetto con frenesia di leggere l'intervista...